20 agosto 2007

In memoria di Alberto Mercuriali

Alberto Mercuriali ha ventottanni, abita a Castrocaro, laureato, di professione è agronomo. Giovedì 5 luglio 2007 viene trovato in possesso di una "modica" quantità di hashish. Domenica 8 luglio, i giornali locali escono con la notizia in prima pagina. Pubblicano anche le foto dei carabinieri con i ridicoli frutti della perquisizione domiciliare. Negli articoli non si fa mai il nome di Alberto, ma i particolari e dettagli descritti bastano per risalire sua identità. Castrocaro conta solo seimila abitanti, divisi in tre paesi; è evidente che tutti si conoscono. Lunedì 9 luglio Alberto si uccide con il gas di scarico della prorpia auto.

Ho scoperto questa notizia solo ieri e scrivo queste righe con molta rabbia in corpo. So cosa vuol dire abitare in un paesino e rischiare di avere tutti gli occhi addosso, di essere al centro dei discorsi del bar, dei pettegolezzi fuori da messa, delle conversazioni dal parrucchiere. So cosa vuol dire avere delle forze dell'ordine, se così si può chiamarle, che invece di dare la caccia ai criminali trovano più comodo rovinare la vita di un ragazzo innocente. So cosa vuol dire avere dei giornali locali che riescono a trasformare banalità della vità in mostri da prima pagina.

Non so cosa avrei fatto al posto di Alberto, probabilmente avrei varcato il confine dell'italietta il prima possibile, ma, per quanto duro sia ammetterlo, non mi sento di biasimare la sua scelta. Quello di Alberto non è un suicidio, è un'omocidio collettivo. E' stato vittima dell'ignoranza, delle vite senza emozioni riempite con i pettegolezzi sulla vita altrui. Come scrivono i suoi amici su questo blog: "Questo non è giornalismo, ma il risultato di un sistema malato, marcio, i cui meccanismi non vengono dettati dalla sensibilità e dalla comprensione che gli esseri umani dovrebbero avere nei confronti dei propri simili, ma piuttosto vengono dettati dai nostri atteggiamenti e comportamenti superficiali e bigotti, dalle nostre corte vedute e dalle nostre opinioni meschine".


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